PROGETTO

CHI SIAMO

CENTO INCROCI è il nuovo hub polifunzionale della Regione Lazio nel cuore del quartiere Centocelle di Roma. Un unico grande laboratorio in cui progettare e realizzare attività sociali e creative, con il coinvolgimento delle associazioni, dei cittadini e degli operatori artistici e culturali del territorio.

Uno spazio multiculturale, crocevia di culture ed esperienze diverse. Con il recupero dei locali che hanno ospitato la “Pecora Elettrica”, la Regione Lazio restituisce a Centocelle un luogo aperto e condiviso. Qui ogni abitante del quartiere, di qualsiasi fascia d’età, può incontrarsi per parlare, imparare, leggere, confrontarsi, ascoltare musica o assistere a uno spettacolo.

Un luogo di incontro e di scambio, un fondamentale presidio della legalità, dove tutte e tutti possono presentare le proprie proposte a LAZIOcrea, società partecipata della Regione Lazio a cui è affidata la gestione dello spazio.

MANIFESTO DEI VALORI: COMBATTERE LA PAURA, AFFERMARE LIBERTÀ E SOCIALITÀ

Poco più di un anno fa una inquietante successione di atti intimidatori e incendi dolosi ha attraversato il quartiere di Centocelle. Sono state colpite tre attività commerciali. Solo pochi mesi fa si è ripetuto un nuovo incendio presso una palestra del quartiere. Si tratta di episodi gravi, non isolati e presumibilmente non indipendenti tra loro.

In particolare, per ben due volte è stata incendiata la libreria “Pecora Elettrica” che, nei suoi pochi anni di attività, era diventata un vero e proprio punto di riferimento e un simbolo della rinascita del quartiere, un luogo di cultura, aggregazione e incontro. L’ultimo incendio, quello del 6 novembre 2019, è avvenuto il giorno prima della riapertura del locale, che era stato in pochi mesi ripristinato grazie all’impegno dei gestori e al sostegno del quartiere.

Questi atti avevano probabilmente come obiettivo quello di affermare l’arroganza e la supremazia di un potere criminale che può a suo piacimento colpire dove vuole e chi vuole, colpire la pluralità di spazi culturali e commerciali presenti per sostituirli con la desertificazione e il malaffare.

La comunità di Centocelle ha reagito a tutto questo. A Centocelle si è avvertita forte e concreta la volontà dei cittadini di ribellarsi, di non chinare la testa, di agire contro il degrado ambientale e contro l’abbandono che spesso rappresenta l’anticamera del controllo sociale della criminalità nei nostri territori, riscoprendo i valori più caldi della solidarietà e del mutualismo, respingendo la rassegnazione e la paura, avviando iniziative, manifestazioni, costituendo coordinamenti tra le associazioni del quartiere per contrastare lo sconforto e la sensazione di resa di fronte ad un nemico oscuro ed incontrollabile.

La Regione Lazio ha deciso di sostenere la reazione del quartiere attraverso azioni concrete. In primo luogo con la Legge Regionale 28/2019 è stato definito l’impegno della Regione a sostenere le attività economiche vittime di azioni della criminalità organizzata, con uno stanziamento di risorse che ha permesso la riapertura di due dei tre locali andati a fuoco a Centocelle.

Per quanto riguarda il locale della “Pecora Elettrica”, registrata l’indisponibilità dei gestori a riavviare l’attività, la Regione con delibera 336/2020 ha deciso di riaprire quel locale, prenderlo direttamente in gestione e farlo divenire un presidio socio-culturale per far sì che quelle saracinesche non rimanessero abbassate ma, a fronte di due incendi dolosi, fosse la forza di un’Istituzione a rialzarle e a ricominciare ad accendere una luce e una speranza che si temeva andata in fumo.

Cosa vuole essere questo nuovo spazio?

CENTO INCROCI vuole essere un luogo dove ci si incontra e si produce collaborazione e condivisione, immaginazione e libertà, che si alimenta di confronto e spirito critico.

Vogliamo promuovere cultura perché l’accesso e la diffusione della conoscenza, l’educazione popolare, l’espressione della creatività delle persone sono fattori di crescita civile e sociale, antidoti alla paura ed elementi essenziali della democrazia e della partecipazione.

Un luogo che si mette a disposizione dei cittadini per costruire una risposta diversa a chi propone un mondo fatto di muri e solitudini. Una risposta di libertà e socialità alla paura che qualcuno ha tentato di infondere nel quartiere.

La paura nasconde la realtà. Schiaccia sul presente e rende immobili. Convince che niente può cambiare. Rende più poveri e più soli. La paura è un macigno sulla società e sulla vita delle persone.

E’ la cultura che libera dalla paura. La cultura distingue le verità dalle bugie. Infonde fiducia e consapevolezza, dissipa l’odio e la violenza. Coltiva le passioni e promuove il confronto. Diffonde uguaglianza e curiosità. Illumina le città e anima i quartieri. Produce benessere e crea occupazione.

Ecco perché vogliamo riaprire questo luogo: per farlo tornare ad essere un presidio di animazione culturale e sociale, uno spazio aperto e di sperimentazione, polivalente e creativo, che con la sua presenza e attività consolidi anche la percezione di sicurezza dei cittadini. Immaginiamo una programmazione che, in sinergia con la rete territoriale e partendo dai principi della nostra Costituzione, favorisca la diffusione della cultura della democrazia, dell’antifascismo, della legalità, della cittadinanza, dell’uguaglianza e della pari dignità sociale senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di condizioni personali e sociali, promuova la solidarietà e la partecipazione formale e sostanziale, delle pari libertà, della pace e non violenza.

Un luogo che diventi il simbolo delle Istituzioni che non arretrano di fronte alla criminalità ma al contrario reagiscono, favorendo la messa in rete delle differenti realtà presenti nel territorio impegnate nelle pratiche di mutuo soccorso, solidarietà e cittadinanza responsabile, promuovendo ampie sinergie come punto di forza e di partenza per un’azione più efficace.

Questo spazio vuole inoltre costituire un’avanguardia: dobbiamo infatti sperimentare la moltiplicazione di veri e propri presidi nelle periferie: strutture aperte e frutto della collaborazione con i vari soggetti sani del territorio, che diventino un punto di riferimento per gli abitanti e consentano un salto di qualità nella collaborazione con le istituzioni.

Le azioni che dobbiamo mettere in campo devono puntare a ricostruire comunità, che diventano più resilienti se recuperano identità, se migliorano il tasso di relazionalità umana e la partecipazione, come antidoti solidali all’isolamento, alle solitudini, per rendere più vivibile e sicuro un territorio.

Ed infine vogliamo che questo luogo sia anche divertente, colorato e soprattutto bello.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà” questo ci ha, infatti, insegnato Peppino Impastato: “All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.